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Inulina controindicazioni ed effetti collaterali

Data di Pubblicazione: Settembre 27, 2021


Nei media si parla molto dell’Inulina come integratore benefico per la salute dell’intestino e non solo. Oltre le promesse di chi commercializza i prodotti ci sono in realtà dati poco confortanti e pericolo di effetti collaterali.

Inulina controindicazioni effetti collaterali

Si parla molto di Inulina, su siti internet, su riviste specializzate, sui media in generale. Tutti a convincere le persone a comprare i prodotti e integratori che fanno bene alla salute… Vengono elogiate alcune proprietà benefiche che l’inulina sembrerebbe apportare, tra cui il promuovere il benessere della flora batterica intestinale. Ma in pochi parlano degli effetti collaterali che potrebbero risultare dal consumo smodato della molecola prodotta nei laboratori.

1. Inulina nella pasta e prodotti dietetici

Per aumentare il contenuto di fibre dichiarato in etichetta, molti produttori di alimenti aggiungono l’inulina a cibi come cereali, pasta e yogurt. A differenza della cellulosa, l’inulina è una fibra solubile ed ha tipicamente un sapore dolce. Tutti sanno che le fibre sono salutari, quindi aggiungerle al cibo non solo accresce il “valore nutrizionale” del prodotto, ma può anche migliorare il sapore del cibo.

Spesso l’Inulina viene pubblicizzata come un’alternativa molto salutare allo zucchero e inserita nella lista dei dolcificanti dietetici in quanto ha un indice glicemico molto basso.

Quindi è molto probabile trovarla anche nelle tue creme spalmabili e gelati. La puoi trovare anche nelle barrette proteiche e nelle proteine in polvere.

Anche l’industria degli alimenti per animali da compagnia si interessa ai prebiotici, quindi inulina si può trovare anche nel cibo per animali.

2. Inulina ha benefici per la flora batterica intestinale?

Poiché l’inulina è indigesta per il nostro corpo, viene trasportata nell’intestino crasso dove nutre i microbi e promuove la fermentazione.

Alcune specie di batteri Bifidobacterium hanno dimostrato di fermentare preferenzialmente l’Inulina e i FOS. Per questo motivo, integratore di inulina viene promosso come ideale per nutrire i batteri buoni del nostro intestino. Sui media e i vari siti di benessere la si può vedere definita come  “prebiotico” e non è difficile trovare claim come questi:

l’inulina è una delle poche fibre alimentari che riesce a ripristinare la normale flora batterica intestinale..

Purtroppo, tutti i benefici decantati sui media e sul web non trovano riscontro scientifico. Per mancanza di prove scientifiche sufficienti a giustificarli, l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha respinto quasi tutti i claim nutrizionali proposti dalle industrie.

3. Controindicazioni Inulina: Pesticidi & Ogm

Studi recenti hanno dimostrato che i pesticidi sono stati trovati responsabili di provocare squilibri del microbiota intestinale sia negli animali che negli esseri umani.

Nella maggior parte dei casi inulina che troviamo negli integratori e alimenti è un additivo sintetico che viene ottenuto attraverso complessi processi industriali.

In genere, l’inulina naturale in polvere viene estratta dalla cicoria, dal carciofo oppure dall’agave, da materie prime di scarto provenienti dalla Cina e Sud America. Se le materie prime sono contaminate, anche l’inulina potrà contenere vari pesticidi, metalli pesanti e OGM. In questo caso la sua azione come prebiotico sarebbe pressoché nulla.

Questo succede con molte materie prime che arrivano dai paesi extra UE. Un esempio concreto sono le contaminazioni con sostanze cancerogene come ossido di etilene in centinaia di prodotti alimentari anche bio e integratori ritirati dai negozi ogni giorno.

4. È possibile essere allergici all’Inulina?

Sì. L’ipersensibilità all’inulina è un evento raro, ma sono stati riportati casi di allergia alimentare e alcuni pazienti che presentano ipersensibilità dopo l’infusione di inulina. [1] [2]

Il meccanismo alla base dell’ipersensibilità all’inulina non è ben noto. Possiamo ipotizzare che l’inulina abbia attivato il sistema immunitario innato. L’inulina può, quindi, essere stato l’evento iniziatore della ricaduta renale, agendo come un’infezione.

In un caso documentato, l’inulina ha causato una reazione anafilattica. [3]

Con l’aumento dell’uso dell’Inulina come additivo nell’industria alimentare, le segnalazioni di risposte allergiche probabilmente aumenteranno. L’Inulina potrebbe essere all’origine di più allergie alimentari di quelle attualmente riconosciute.

5. L’inulina nutre solo i batteri buoni, giusto?

Sbagliato. I produttori sostengono che l’Inulina nutre specificamente solo i batteri buoni. In realtà la situazione è molto diversa. Se esaminate la letteratura scientifica sull’Inulina/FOS scoprirete che questo non è vero. L’Inulina può effettivamente promuovere la crescita dei batteri batteri lactobacillus, ma quali altri batteri potenzialmente dannosi stiamo alimentando?

Inulina e Klebsiella. Studi recenti hanno dimostrato che l’Inulina/FOS favorisce la crescita della Klebsiella, un batterio implicato nella spondilite anchilosante e nell’aumento della permeabilità intestinale. [4]

Lieviti. Inoltre, molte specie diverse di lievito sono in grado di utilizzare Inulina per l’energia.

Ci sono centinaia di specie diverse di batteri e diversi ceppi di lievito che vivono nel nostro tratto gastrointestinale. Gli studi hanno esaminato gli effetti dell’Inulina e i FOS solo su una manciata di questi microbi.

6. Integratori Inulina servono? La dose giornaliera

In commercio Inulina si trova in centinaia di integratori prebiotici e probiotici che promettono molti benefici per l’intestino. Leggendo pero le etichette di questi prodotti si scoprono ingredienti sintetici che non sono salutari per niente. Anzi per alcune persone possono creare seri problemi di digestione.

sali di magnesio degli acidi grassi, biossido di silicio, idrossipropilmetilcellulosa.

La dose giornaliera di Inulina consigliata varia dai 3 ai 10 grammi al giorno, ma considerando l’apporto con l’alimentazione questa soglia può essere facilmente superata.

Soprattutto nei soggetti vegetariani o vegani, l’integrazione dietetica è inutile, poiché l’abbondanza di prodotti vegetali e frutta apporta livelli di fibre maggiori rispetto ad altri regimi alimentari.

Crediamo fortemente che l’integrazione può essere indicata in casi specifici, ma è compito di un professionista della nutrizione indicarvi quali siano i prodotti indicati e le modalità di assunzione.

7. Effetti collaterali riconosciuti dell’ingestione di Inulina

Gli effetti collaterali tipici variano a seconda del livello di tolleranza individuale. Considerando il fatto che l’inulina è facilmente fermentabile, ecco i possibili effetti collaterali quando assunta con dosaggi sbagliati.

Come:

  • flatulenza
  • gonfiore
  • crampi
  • dolore addominale 
  • diarrea
  • eventuale riduzione dell’assorbimento dei farmaci.

Poiché sempre più produttori aggiungono la fibra agli alimenti, le persone possono consumarne più del previsto senza rendersene conto.

Quindi l’elenco degli effetti collaterali è destinato a crescere.

8. Controindicazioni integratori Inulina

E’ controindicata in caso di ipersensibilità verso la sostanza. Sebbene possa apportare benefici per l’intestino, tuttavia nei soggetti più sensibili l’inulina potrebbe causare effetti indesiderati e peggiorativi.

L’inulina è considerata un FODMAP, una classe di carboidrati che vengono rapidamente fermentati nel colon e possono produrre gas e problemi digestivi per le persone con patologie legate ad un’alterata sensibilità alle fibre.

Colon irritabile o/e colite. I soggetti con la sindrome dell’intestino irritabile o che hanno importanti disturbi infiammatori intestinali dovrebbero evitare l’inulina.

9. Integratori di Inulina sono benefici quanto gli alimenti naturali, giusto?

Sbagliato. Un esempio eclatante è il saccarosio (zucchero da tavola) che si trova naturalmente nelle barbabietole, nella canna da zucchero, nelle arance e in altre piante. Gli esseri umani hanno convertito questa sostanza naturale in una sostanza chimica raffinata. Il saccarosio è senza dubbio uno degli additivi alimentari più malsani nella storia dell’umanità.

In modo simile, anche l’Inulina/FOS vengono estratti da alcune piante e certi alimenti che consumiamo da secoli. Tra le fibre nutrizionali, la cellulosa era inclusa in una dieta tradizionale di cacciatori e raccoglitori.

Negli alimenti allo stato naturale, l’inulina e i FOS si trovano insieme alla cellulosa, una fibra insolubile che viene fermentata lentamente dalla popolazione microbica del colon umano.

L’inulina e i prebiotici sintetizzati in laboratorio invece vengono fermentate rapidamente e facilmente: è una fibra a cui il nostro organismo non si è adattato.

Conclusione

Prodotta in laboratorio, l’Inulina/FOS sono stati propagandati come molecole che potrebbero nutrire specificamente i batteri buoni e utili per la salute intestinale. Ma gli esperti EFSA hanno bocciato questi claim nutrizionali sui presunti benefici.

Anche se l’Inulina/FOS mostrasse specificità per i batteri benefici, sappiamo abbastanza sulla complessa ecologia microbica del tratto gastrointestinale umano per ritenere una specie di batteri migliore delle altre?

Invece di aggiungere Inulina/FOS raffinati e super concentrati al tuo cibo, consideriamo molto più sano mangiare alimenti prebiotici biologici da fonti sicure. In questo modo si eviterebbe anche un’eventuale overdose con tutti gli effetti collaterali connessi.

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Riferimenti:

1. Bacchetta, Justine, et al. “‘Renal hypersensitivity’to inulin and IgA nephropathy.” Pediatric Nephrology 23.10 (2008): 1883-1885.

2. Gay-Crosier, Fabienne, Georges Schreiber, and Conrad Hauser. “Anaphylaxis from inulin in vegetables and processed food.” New England Journal of Medicine 342.18 (2000): 1372-1372.

3. Franck, P., et al. “Anaphylactic reaction to inulin: first identification of specific IgEs to an inulin protein compound.” International archives of allergy and immunology 136.2 (2005): 155-158.

4. Silva, Daniele Ferreira da, et al. “Translocation of Klebsiella sp. in mice fed an enteral diet containing prebiotics.” Revista de Nutrição 22 (2009): 229-235.

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